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Diritti dei Consumatori

Attenzione alla clausola ‘Take or Pay’ nei contratti di fornitura: come non pagare servizi mai ricevuti

16 giugno 2026
2 min di lettura
Attenzione alla clausola ‘Take or Pay’ nei contratti di fornitura: come non pagare servizi mai ricevuti

Hai mai firmato un contratto di fornitura senza leggere le clausole nascoste?

Immagina di aver attivato un abbonamento per la fibra ottica o per la fornitura di gas. Dopo un mese ti trasferisci, ma il fornitore ti chiede di pagare comunque le rate mensili fino alla scadenza contrattuale. Ti sembra giusto? Purtroppo, è esattamente ciò che permette la clausola ‘Take or Pay’.

Cos’è la clausola ‘Take or Pay’?

‘Take or Pay’ significa letteralmente ‘prendi o paga’. In pratica, il contratto ti obbliga a pagare un corrispettivo fisso indipendentemente dal fatto che tu utilizzi o meno il servizio. È una clausola tipica nei contratti business-to-business, ma sempre più spesso la troviamo anche in quelli per consumatori, mascherata da ‘canone fisso mensile’ o ‘minimo garantito’.

Perché è una trappola per i consumatori?

Questa clausola ti toglie ogni flessibilità. Se perdi il lavoro, ti trasferisci o semplicemente non hai più bisogno del servizio, resti comunque vincolato a pagare. Il problema è che nella maggior parte dei casi non viene evidenziata in modo chiaro: la trovi in fondo al contratto, scritta in caratteri minuscoli o nascosta tra definizioni tecniche.

Un esempio concreto

Marco ha firmato un contratto biennale per la fornitura di energia elettrica a tariffa fissa. Dopo sei mesi, si è trasferito in un'altra città. Il fornitore gli ha chiesto di pagare tutte le rate residue (18 mesi) perché il contratto prevedeva una clausola ‘Take or Pay’ non evidenziata. Marco ha scoperto di aver firmato un impegno che lo obbligava a pagare anche se non consumava più energia.

Cosa dice la legge italiana?

Il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) tutela i consumatori contro le clausole vessatorie. L’articolo 33, comma 2, lettera a) stabilisce che sono vessatorie le clausole che limitano la facoltà di recesso del consumatore. Inoltre, l’articolo 34 richiede che le clausole siano scritte in modo chiaro e comprensibile. Se la clausola ‘Take or Pay’ non è stata adeguatamente evidenziata o è sproporzionata, puoi impugnarla.

Come difendersi?

  • Leggi sempre il contratto integralmente prima di firmare. Cerca parole come ‘canone minimo’, ‘impegno di prelievo’, ‘penale per recesso anticipato’.
  • Richiedi una copia del contratto in formato digitale e caricala su NakedPact per una verifica automatica delle clausole.
  • Contesta la clausola per iscritto entro 30 giorni dalla firma se non ti è stata spiegata chiaramente.
  • Rivolgiti a un’associazione dei consumatori o a un avvocato specializzato in diritto dei consumatori.

Il ruolo di NakedPact

Con NakedPact puoi caricare il contratto sospetto e ricevere un’analisi immediata delle clausole potenzialmente abusive. Il nostro sistema confronta il testo con le normative vigenti e ti segnala i punti critici. Non firmare mai alla cieca: usa NakedPact per avere la certezza di ciò che stai accettando.

Hai già firmato un contratto con una clausola ‘Take or Pay’? Carica il documento su NakedPact e scopri se puoi chiedere il rimborso.

Checklist: la clausola ‘Take or Pay’ nel tuo contratto

  • Il contratto contiene la dicitura ‘Take or Pay’ o sinonimi (es. ‘impegno di prelievo’, ‘minimo garantito’)?
  • La clausola è scritta in caratteri chiari e ben visibili (non nascosta in fondo)?
  • Il fornitore ti ha spiegato verbalmente o per iscritto l’obbligo di pagamento anche in caso di mancato utilizzo?
  • Hai firmato il contratto da meno di 30 giorni? (Se sì, puoi recedere senza penali per recesso di pentimento)
  • L’importo della penale o del canone fisso è sproporzionato rispetto al valore del servizio?

Se hai spuntato almeno due caselle, carica subito il contratto su NakedPact per una verifica approfondita.

Approfondimento: perché la clausola ‘Take or Pay’ è così insidiosa?

La clausola ‘Take or Pay’ nasce nei contratti commerciali tra grandi aziende, per garantire ai fornitori un flusso di cassa stabile. Tuttavia, negli ultimi anni è stata introdotta nei contratti di consumo, soprattutto nei settori energia, telecomunicazioni e abbonamenti a servizi digitali. La sua insidiosità sta nel fatto che spesso viene camuffata con termini tecnici come ‘canone di disponibilità’ o ‘quota fissa non rimborsabile’. Il consumatore medio non si rende conto di aver accettato un obbligo di pagamento perpetuo, anche in caso di recesso anticipato.

Dal punto di vista legale, la giurisprudenza italiana è divisa. Da un lato, la Corte di Cassazione ha stabilito che le clausole che limitano il recesso sono nulle se non specificamente approvate per iscritto (Cass. n. 14828/2017). Dall’altro, molti tribunali di merito hanno ritenuto valide le clausole ‘Take or Pay’ se bilanciate da uno sconto sulla tariffa. Il problema è che spesso lo sconto è minimo e la penale sproporzionata.

Un altro aspetto critico è la trasparenza informativa. Il fornitore dovrebbe illustrare al consumatore, prima della firma, l’esistenza della clausola e le sue conseguenze. In molti casi, invece, la clausola viene inserita in un contratto standard e il consumatore la scopre solo quando vuole recedere. Questo comportamento può configurare una pratica commerciale scorretta ai sensi del D.Lgs. 145/2007.

Infine, c’è la questione della proporzionalità. Una clausola ‘Take or Pay’ che impone il pagamento dell’intero corrispettivo residuo (ad esempio 18 mesi su 24) senza alcuna riduzione per i costi risparmiati dal fornitore è considerata vessatoria. Il consumatore può chiedere la nullità parziale della clausola e il rimborso delle somme indebitamente pagate.

Con NakedPact, puoi caricare il contratto e ottenere un report dettagliato che evidenzia la presenza di clausole abusive, incluse quelle ‘Take or Pay’. Non aspettare di essere intrappolato: agisci subito.

Non fidarti, verifica.

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